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Il calcio è lo sport più popolare al mondo. Secondo i dati forniti dalla FIFA è praticato in oltre 200 paesi e i tesserati superano i duecento milioni.
In Italia la FIGC conta un milione di giocatori tesserati di cui circa 3000 professionisti.
Di conseguenza, in questi ultimi anni è aumentato il numero degli infortuni in tutti i settori: professionistico, dilettantistico, giovanile e femminile.
Se è vero che oggi le conoscenze mediche sono migliorate tanto da permettere diagnosi più accurate, è altrettanto vero che ancora poco si sa e si fa per prevenire l’evento traumatico.
Molti infortuni non sono prevedibili: rientrano nelle caratteristiche di uno sport che richiede velocità, forza, esplosività, ma anche contatto fisico, contrasto e impatto con l’avversario. Molti eventi traumatici però possono essere evitati perché conseguenza di errori o di scarsa valutazione dei fattori di rischio o non sufficiente considerazione delle forme di prevenzione. La conoscenza dei dati epidemiologici consente di intervenire applicando principi preventivi idonei a rallentare l’aumento degli infortuni.
Il calcio è uno sport che, per le sue caratteristiche intrinseche, comporta una forte sollecitazione dell’apparato muscolo-scheletrico, con la conseguente altissima incidenza di traumi o lesioni di diversa gravità.
Per infortunio si intende l’impossibilità da parte del calciatore di prendere parte ad un allenamento e/o ad una partita a seguito di un problema fisico che non sia conseguenza di una malattia.

Quanti infortuni bisogna attendersi in una stagione?

Alcuni studi affermano che in una rosa di 25 giocatori di una squadra professionistica avvengano all’incirca 2 infortuni a stagione per giocatore (circa 50 infortuni in un anno ) ; l’incidenza di essi viene comunemente calcolata con l’indice IFR (Injury Frequency Rate = indice di frequenza infortuni) che consiste nel numero di infortuni ogni 1000 ore di allenamento o partita.
Questo indice varia in base al sesso, all’età, al livello agonistico e al tipo di prestazione (partita amichevole, ufficiale, tipo di competizione o allenamento); ad esempio, nei professionisti si evidenziano circa 8,5 infortuni ogni 1000 ore di attività sportiva, con maggiore incidenza durante le partite.

Quali i fattori di rischio?

Molteplici. I più importanti si possono riassumere in: infortuni precedenti, riabilitazione inadeguata, flessibilità ridotta, deficit di forza, livello delle competizioni (piu’ è elevato, maggiore diventa il rischio), allenamento scorretto. Contrariamente a quanto si pensa, non sembra influire sull’incidenza degli infortuni la tipologia di superficie di gioco.

Quali i distretti più colpiti?

Dal punto di vista anatomico, il distretto dove si registra il numero maggiore degli infortuni è l’arto inferiore (80%), coscia soprattutto; seguono testa e tronco (15%), infine l’arto superiore (5%)

Quali gli infortuni più frequenti?

Fondamentalmente gli infortuni si possono distinguere in due categorie:
quelli traumatici (distorsioni / contusioni / fratture / lesioni muscolari, ecc) e quelli da Overuse (sindrome dolorosa dell’apparato muscolo-scheletrico senza traumi).
Le tipologie piu’ rappresentate sono: infortuni muscolari (30%), contusioni (28%), distorsioni (20 – 25%), patologie da “overuse”, (10 – 15%), fratture (3%).
Le lesioni muscolari possono essere da Trauma Diretto( dalla semplice contusione fino alla rottura muscolare in funzione della violenza del trauma) o da Trauma Indiretto
(improvviso allungamento passivo del muscolo durante la fase di contrazione oppure una troppo rapida contrazione del ventre muscolare).

Sono frequenti le ricadute?

Purtroppo, sono abbastanza frequenti: si consideri che circa il 16% degli infortuni muscolari sono rappresentati da recidive. Queste risultano molto problematiche per l’atleta, perché causano in media un’assenza dalle competizioni, maggiore di circa il 30% rispetto all’infortunio originale. Evento drammatico è poi il Reinfortunio del Legamento Crociato Anteriore del ginocchio che avviene in circa il 15% dei casi (fino al 23% nei giocatori sotto i 25 anni), perché, a volte, compromette significativamente la carriera di un calciatore.

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