Le onde d’urto sono state scoperte per caso durante la seconda guerra mondiale. Essendo sollecitazioni meccaniche (onde di pressione) di elevata intensità, inizialmente il loro utilizzo è stato limitato a quelle malattie in cui era necessaria molta energia, come la disgregazione dei calcoli renali.

Solo successivamente, ci si è resi conto che onde d’urto di intensità molto minore (non in grado di sbriciolare una pietra) producevano sui tessuti trattati una risposta biologica che poteva essere sfruttata per guarire un tessuto malato.

Le onde d’urto sono onde di pressione, simili a quelle che si osservano gettando un sasso in uno stagno, con caratteristiche fisiche ben precise. La massima pressione viene raggiunta in un tempo molto breve (nell’ordine di grandezza del milionesimo di secondo), c’è una successiva rapida discesa della pressione, cui segue un breve momento di pressione negativa.

Le onde pressorie con queste caratteristiche generano nei tessuti viventi degli effetti che ormai conosciamo con buona precisione, anche se la ricerca produce nuove evidenze ogni giorno.

A distanza di molti anni dalla loro prima applicazione in medicina, ora sappiamo che l’effetto delle onde d’urto è un effetto bio-stimolante. Ormai esistono numerose evidenze scientifiche che la stimolazione con onde d’urto è in grado di indurre la guarigione su patologie croniche che non sono in grado di guarire spontaneamente.

L’effetto biologico delle onde d’urto prende il nome di meccanotrasduzione.

Le malattie che più di frequente vengono trattate con le onde d’urto sono le tendiniti. Si tratta di patologie cronico-degenerative dei tendini (infatti sarebbe più corretto chiamarle “tendinosi”) molto frequenti e causa di dolore e limitazione funzionale di tipo cronico, che può durare settimane o mesi. Le più diffuse sono la tendinopatia della cuffia dei rotatori della spalla (una volta nota come “periartrite”), l’epicondilite (o “gomito del tennista”), la tendinopatia rotulea, le “talloniti” sia che originino dal tendine d’Achille che dallo sperone del calcaneale.

In queste patologie, il tendine va incontro a un processo cronico-degenerativo per cui la matrice collagene si usura perdendo le sue caratteristiche fisiche, generando dolore e indebolendo il tendine fino, in alcuni casi, alla sua rottura.

Sui tendini, le onde d’urto producono numerosi effetti che portano alla sua guarigione.

Come prima cosa, le onde d’urto stimolano la formazione di nuovi vasi sanguigni. Il tendine è un tessuto sottoposto a forti stress meccanici. Per resistere a queste sollecitazioni, è composto da una matrice fibrillare molto robusta, prodotta dalle cellule che lo compongono (i tenociti). Questa struttura, tuttavia, si degrada e deve essere sostituita da nuova matrice, prodotta dai tenociti stessi. Produrre matrice è un lavoro molto impegnativo per i pochi tenociti presenti, e richiede grandi quantità di energia e materie prime, che arrivano alle cellule attraverso i vasi sanguigni. Purtroppo, il tendine è dotato di pochi vasi sanguigni. Aumentando il loro numero con le onde d’urto, le cellule riceveranno un maggiore apporto di mattoni fondamentali alla costruzione di nuova matrice tendinea.

Inoltre, come già accennato, i tenociti sono pochi, e produrre nuova matrice è un’attività molto “impegnativa” per le cellule. Le onde d’urto fungono da stimolante per il metabolismo di queste cellule che, quindi, saranno maggiormente attive nel produrre la matrice.

Accanto al processo degenerativo di degradazione della matrice tendinea, si associa anche, in un secondo momento, un processo infiammatorio cronico, che contribuisce al dolore e alla progressiva degradazione del tendine. Le onde d’urto hanno dimostrato avere anche un effetto modulatore sulla reazione infiammatoria, in grado di limitare la parte distruttiva dell’infiammazione e di stimolare quell’infiammazione “buona” che ha il compito di promuovere e accelerare la guarigione del tessuto.

In ultima analisi, sono ormai lontani i tempi in cui le onde d’urto venivano utilizzate per il loro potere “distruttivo” verso formazioni calcaree da sbriciolare. Ormai sappiamo che le calcificazioni tendinee non sono, nella maggior parte dei casi, la causa del dolore al tendine. Il problema sta nella degenerazione del tendine stesso, e le onde d’urto sono in grado di arrestare questo fenomeno e promuovere la guarigione del tendine stesso. Inoltre, questo tipo di stimolazione avviene ad energie di molto inferiori a quelle necessarie per rompere un calcolo renale. Pertanto, i trattamenti erogati con onde d’urto oggi sono molto più brevi e molto meno dolorosi di quelli erogati fino a 10 o 15 anni fa. Sono, inoltre, del tutto privi di effetti collaterali maggiori o controindicazioni assolute. Se necessario, possono essere ripetuti nel tempo senza rischio di creare lesioni da eccessive applicazioni.

La piena comprensione dei meccanismi con cui agiscono le onde d’urto ha anche permesso di individuare nuovi campi di applicazione. Oggi la metodica è utilizzata tutte le volte che ci si trova di fronte a un tessuto che non guarisce spontaneamente, ma che necessita di una vera stimolazione per poter guarire. Un esempio sono i ritardi di consolidazione (le fratture che non guariscono) o le ulcere cutanee da diabete, da decubito o da insufficienza vascolare.

In associazione a un corretto trattamento fisioterapico, che cura il tendine come se fosse un pezzo meccanico, le onde d’urto lo curano nella sua parte biologica, senza dimenticare che i tendini non sono solo corde, ma tessuti viventi con cellule, arterie, vene e nervi al pari di cuore, polmoni e fegato.

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