Parte Prima

Per sapere qual è  il cibo adatto ad un lattante, da affiancare al latte materno o Formula, occorre conoscere quali sono le necessità nutrizionali biologiche del neonato.

Queste si possono decidere con 2 modalità:

– Partendo dalla composizione del cibo fisiologico del lattante, cioè il latte materno;

– Valutando gli effetti che un alimento determina sull’organismo del lattante: se lo scompensa o lo fa ammalare, non è cibo fisiologico, se lo mantiene in salute e in equilibrio metabolico, è cibo fisiologico.

In cosa differisce lo svezzamento fisiologico da altri tipi di svezzamento a base vegetale?

La gran parte delle proposte di svezzamento a prevalente o esclusiva base vegetale, anche all’estero, prevede l’inserimento di fibre, sia attraverso cereali integrali che dalla verdura lessata e dalla frutta omogeneizzata/cruda grattata. Eppure le fibre, contenute in cereali integrali, legumi interi e prodotti ortofrutticoli, sono note in letteratura scientifica da oltre vent’anni per la loro capacità di interferire con l’assorbimento del ferro, dello zinco, del calcio, di carboidrati e grassi.

Il risultato è un’influenza negativa sulla corretta crescita del piccolo, oltre a creare eventuali fastidi sull’apparato digerente. Le fibre, infatti, rallentano lo svuotamento gastrico, dando un senso di sazietà precoce a cui non è associato un corrispondente nutrimento. Inoltre, possono concorrere a determinare reflusso gastroesofageo, coliche gassose e stipsi paradossa per eccessivo volume fecale.

Di conseguenza, osservando di frequente una crescita rallentata quando si opta per uno svezzamento veg, diventa inevitabile la valutazione negativa del grande pubblico e soprattutto degli addetti ai lavori, rafforzata dall’insorgenza, pressoché inevitabile, di uno stato anemico conseguente (valore ematico del ferro sotto il range di normalità).

Tale condizione verrà peggiorata, durante lo svezzamento vegetariano, anche a causa degli onnipresenti prodotti caseari, quali latte vaccino, parmigiano e/o formaggino. Anch’essi, infatti, interferiscono nell’assorbimento del ferro, a causa dell’intrappolamento del minerale nel complesso formato da caseina (proteina contenuta nel formaggio) e calcio, presente in elevate quantità nei derivati caseari.

Inoltre, in seguito a questi presupposti, uno svezzamento a prevalente base vegetale (vegetariano) che includa fibre e prodotti caseari finisce per diventare un argomento a sostegno dello svezzamento con la carne, per consentire di mantenere adeguati livelli corporei di ferro.

Occorre invece sottolineare che crescita rallentata e anemia, nello svezzamento veg, non derivano dall’eliminazione della carne, bensì da errori nutrizionali: inserimento precoce di fibre, di latte vaccino e derivati caseari. E’ invece indispensabile concentrarsi sull’equilibrio dell’alimentazione per bilanciare correttamente l’apporto di (poche) fibre e organizzare oculatamente nell’arco della giornata l’assunzione di latte e derivati, piuttosto che inserire fin da subito la carne. Il bilancio rischi/benefici dovuto all’introduzione della carne entro il primo anno di vita, facilmente valutabile dalla letteratura scientifica a partire dagli anni Ottanta, suggerisce di evitarne l’immediato l’inserimento e di aspettare i 12 mesi prima di proporre al neonato proteine di origine animale.

In tal senso, è bene prendere in considerazione un’opzione di svezzamento che preveda anche l’eliminazione di latte e suoi derivati, nonché delle fibre, quale lo svezzamento fisiologico. Si consiglia però di evitare le diete fai-da-te, rivolgendosi a professionisti con formazione specifica.

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