Gli sport invernali, nell’ultimo decennio, sono diventati sempre più popolari e diffusi, anche a livello amatoriale; questo ha inevitabilmente determinato un aumento della traumatologia sport specifica. La maggior incidenza all’inizio o alla fine di una intensa giornata sciistica delinea come la muscolatura “fredda” o affaticata favoriscano l’insorgenza di errori tecnici, così come la ridotta possibilità di correggerli: tale aspetto risulta evidente soprattutto negli sciatori meno esperti, nei quali l’incidenza di traumi risulta superiore del 33% rispetto a chi pratica costantemente tale sport. I distretti più comunemente coinvolti possono essere raggruppati nelle seguenti aree.

Tratto cranio-cervicale
I traumi cranici e le lesioni del capo rappresentano il 9-19% di tutti i traumi sci-correlati. Sono determinati soprattutto da tre fattori: aumento della velocità di discesa, tipologia di ostacolo con cui avviene l’urto (altro sciatore, albero, suolo), modalità di impatto.
Rappresentano sicuramente i traumi più gravi, poiché possono associarsi a perdita di coscienza e fratture delle vertebre cervicali con conseguente possibile danno midollare.
Rachide cervicale: analogamente a quanto accade in caso di incidente automobilistico, anche gli sciatori possono subire il cosiddetto “colpo di frusta: come conseguenza dell’impatto sulla neve. La contrazione protettiva riflessa della muscolatura paravertebrale e cervicale può determinare dolore e rigidità, manifestandosi anche fino a 24-48 ore dopo l’accaduto; non è raro che tali cadute si associno anche a traumatismo dell’osso sacro e del coccige, potendo determinare una coccigodinia cronica molto fastidiosa nel medio-lungo periodo. É evidente come in tutti questi casi sia necessaria una valutazione accurata del paziente, che comprenda la dinamica del trauma, l’arrivo dei primi soccorsi fino alla valutazione clinico-radiologica per la corretta gestione del bilancio lesionale.

Arto superiore
Durante una caduta, soprattutto se il braccio non si trova adeso al fianco, si può verificare una dislocazione dell’articolazione gleno-omerale, determinando una lussazione della stessa tipicamente in direzione anteriore. Oltre alla capsula articolare, ai legamenti e alle componenti miotendinee, vi è una struttura di contenimento presente a livello del bordo glenoideo scapolare, detta cercine, che partecipa alla stabilità articolare e presiede alla “centratura” della testa omerale sulla glena scapolare durante il movimento. In seguito ad episodi di lussazione o sub-lussazione ognuna di queste strutture può venire danneggiata determinando una condizione di instabilità articolare: la ridotta contenzione anatomica può quindi configurare il quadro di lussazione “abituale o recidivante” di spalla.
Di fronte a una lussazione articolare è opportuno non eseguire nessuna manovra riduttiva, in quanto potrebbe esservi associata una frattura ossea misconosciuta: in tali casi è infatti necessario procedere immobilizzando l’arto, in modo da impedirne un’eventuale dislocazione ulteriore, e attendere i soccorsi.
Qualora avvenga invece un traumatismo diretto alla faccia laterale della spalla, per caduta o collisione con un altro sciatore, l’articolazione tipicamente coinvolta è la acromion-claveare: in caso di lussazione della stessa si noterà la tipica deformità del profilo anatomico della spalla, conseguente allo spostamento della clavicola verso l’alto rispetto all’acromion. Anche questo trauma spesso si associa a lesioni capsulari, necessitando di una tempestiva valutazione clinico-radiologica al fine di determinare il trattamento specialistico più appropriato.
Non è raro inoltre riscontrare, soprattutto in chi si appresta alle prime discese da “inesperto”, la cosiddetta lesione di Stener, o “pollice dello sciatore”. La lesione del legamento collaterale ulnare è infatti il risultato di una apertura forzata del pollice, come avviene quando si cade con la mano aperta sul bastoncino da sci: se non correttamente diagnosticata può determinare l’ instabilità funzionale dell’articolazione, con limitazione e dolenzia della mano anche nelle attività quotidiane più semplici. Spesso è evidenziabile tramite una semplice ecografia, tuttavia la valutazione traumatologica del paziente risulta necessaria per l’accurata diagnosi e cura. 

Arto inferiore

Oltre alle fratture delle superfici articolari della tibia o del femore, come conseguenza di impatto diretto o distorsione, le lesioni legamentose sono le più frequenti – soprattutto nel sesso femminile, per la tendenza all’iperlassità costituzionale. Le strutture tipicamente coinvolte sono:

  • Legamento collaterale mediale: determina sensazione di instabilità al carico e dolore nei movimenti di lateralità e di valgismo dinamico del ginocchio, molto spesso conseguenza della perdita di controllo dello sci durante una discesa anche a velocità modesta;
  • Legamento crociato anteriore: determina instabilità al carico nei movimenti soprattutto di pivot, spesso associata a dolore e tumefazione articolare, tipicamente correlata a traumi distorsivi di arto inferiore sia in caso di caduta che di perdita del controllo dell’arto durante l’attività;
  • Lesioni meniscali: isolate o associate, spesso si manifestano con dolore al carico ed eventualmente sensazione di blocco articolare durante la flesso-estensione dell’arto.

In questi casi il paziente percepisce spesso una sensazione di “schiocco” articolare, che può avvenire durante la caduta o la perdita del controllo dello sci.
Anche in questo caso la valutazione clinico-radiologica specialistica risulta fondamentale: lesioni a carico del legamento collaterale mediale spesso richiedono un trattamento conservativo mediante riabilitazione mirata, mentre lesioni a carico del legamento crociato anteriore necessitano di una valutazione ortopedica per eventuale indicazioni interventistiche.
Il trauma distorsivo di ginocchio è pertanto tutt’altro che banale: non è raro infatti che il paziente, dopo la caduta, sia in grado di rialzarsi e riprendere a sciare, in quanto non così limitato dal dolore o insospettito dall’edema, magari di modesta entità. Tali situazioni sono assolutamente delicate, poiché possono portare a un incremento del bilancio lesionale e favorire, nel corso della stessa discesa, successive cadute o traumatismi complicando ulteriormente il quadro clinico.

In caso di trauma è fondamentale pertanto la corretta e tempestiva valutazione traumatologica, al fine di individuare il percorso di diagnosi e cura adatto per ogni paziente. Non è però da sottovalutare l’aspetto della prevenzione: essere in buone condizioni fisiche, pronti per affrontare un’intensa giornata con gli sci ai piedi, non è poi così scontato. Affrontare qualsiasi attività sportiva con una muscolatura preparata è il primo passo per la prevenzione dell’infortunio o, eventualmente, per il pronto recupero dopo l’insorgenza dello stesso. Soltanto mediante una valutazione mirata dello status funzionale e sportivo del paziente si può impostare un percorso di ricondizionamento globale del soggetto, al fine di affrontare al meglio la stagione sciistica e prevenire gli infortuni.

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